Tratto da “Il 5 Maggio” di Alessandro Manzoni:
“Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,
Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.”
5 Maggio 1821, Napoleone Bonaparte muore in esilio sull’isola di Sant’Elena. Allora ci vollero diversi mesi, prima che la notizia si diffondesse in Europa. Per esempio, Alessandro Manzoni ne apprese “il nunzio” quasi due mesi dopo, quando il 16 luglio seguente acquistò “La Gazzetta di Milano”.
5 Ottobre 2011, ore 16.43; sull’homepage del sito ufficiale della Apple appare un comunicato che annuncia la morte di Steve Jobs. Bastano pochi secondi perché si diffonda in modo virale una pandemia di cordoglio universale. Un portale su tre ha dedicato almeno qualche parola al buon Steve e sarebbe ingrato da parte nostra, che per lavoro utilizziamo i suoi prodotti tutti i giorni, non fare altrettanto.
Nelle ultime ore abbiamo letto molto sull’argomento; sì è parlato della sua genialità, della sua capacità di anticipare i tempi e del modo in cui i prodotti con il suo marchio abbiano modificato, creato e migliorato esigenze, abitudini e gesti che sono diventati parte della vita di milioni di persone. Anche noi di Digibu vogliamo dedicare a lui qualche parola e, per evitare di ripetere gli epitaffi, pur meritevoli, che abbiamo già letto sui giornali, blog e social network vari, abbiamo scelto “Il 5 Maggio”, in particolare le prime due strofe, stupenda celebrazione della grandezza di un uomo.
Steve era un capitano d’azienda e non era certo fregiato del titolo di “Imperatore”, ma a suo modo era un moderno condottiero, un Napoleone visionario capace non solo di sfidare a tenzone giganti decisamente più solidi di quanto lui non fosse (se consideriamo la Apple degli anni ottanta, non era altro che un Davide contro decine di Golia), ma soprattutto in grado con il suo ottimismo, la sua tenacia e, come direbbe Erasmo da Rotterdam la sua “lucida follia”, di influenzare generazioni presenti e future di studenti e imprenditori, che della sua vita ne hanno fatto e ne faranno un quadro, un dipinto da osservare e da cui trarre ispirazione e che suggerirà sempre di non rinunciare ad un progetto, o ad un sogno apparentemente irrealizzabile.
Steve Jobs non era soltanto la somma dei suoi prodotti e sarebbe riduttivo impacchettare la sua genialità in un aforisma, per quanto efficace e arguto esso sia. Quello che ci lascia è un messaggio che va oltre l’Iphone o l’Ipad, ci dice: “Stay hungry!”, “Siate affamati!” perché l’uomo sazio si siede, mentre l’uomo affamato, si muove, cerca, scopre e inventa. O almeno, noi lo abbiamo inteso così.
